Ventimila Leghe Sotto i Mari | Riassunto per Capitoli e PDF

Ventimila leghe sotto i mari è un classico romanzo di avventura e fantascienza, la cui prima edizione italiana risale al 1873. Insieme a Viaggio al centro della terra, è una delle opere più popolari e amate di Jules Verne.

In questo articolo troverete il riassunto completo per capitoli e la versione scaricabile in PDF. Buona lettura!

Scheda editoriale

TitoloVentimila leghe sotto i mari
AutoreJules Verne
GenereAvventura/Fantascienza
Prima pubblicazione1873
IllustrazioniNo
Età consigliata10 anni (guarda altri libri per bambini di 10 anni)
Numero di pagine256
Prezzo su Amazon aggiornato4,16 EUR
Voto8

Prima parte

Primo Capitolo. “Uno scoglio sfuggente”

L’anno 1866 fu un anno molto particolare, caratterizzato da un misterioso avvenimento. Da qualche tempo molte navi avevano avuto la sfortuna di imbattersi in una massa enorme, oblunga e fosforescente, più grande e veloce di una balena. Gli scienziati, però, non riuscivano a spiegarsi di che tipo di cetaceo si potesse trattare.

La storia era su tutti i giornali e ben presto scoppiò una polemica interminabile tra quelli che credevano al fenomeno e quelli che lo reputavano una bufala.

Quando l’argomento sembrava ormai dimenticato, però, accaddero altri strani fatti che seminarono il terrore: il mostro si era trasformato in uno strano scoglio sfuggente che non si poteva né misurare né raggiungere. Molte erano le navi che erano state urtate e avevano rischiato di colare a picco: la Moravian e la Scotia erano due di queste.

Visti i danni provocati alle navi, si pensò che l’oggetto o l’essere perforante fosse fatto di un metallo speciale, in grado di muoversi così velocemente da non lasciare alcuna traccia di sé.

Secondo Capitolo. “Il pro e il contro”

(Dal secondo capitolo in poi, il racconto viene narrato in prima persona dal professor Aronnax)

Nel periodo in cui accadevano questi avvenimenti, era appena rientrato da un’esplorazione scientifica nel Nebraska, negli Stati Uniti. Si trovava a New York e impiegava l’attesa prima della partenza per la Francia classificando le raccolte minerali, botaniche e zoologiche.

Il mistero del mostro marino lo incuriosiva, ma pur avendo letto e riletto i rapporti scientifici non era riuscito a farsi un’idea precisa di cosa si potesse trattare. Le ipotesi che potesse essere un’isola vagante, uno scoglio, un enorme relitto, un mostro oppure un sottomarino erano certamente da scartare.

L’idea del professore era che si trattasse di un narvalo gigante. Fino a prova contraria, nessuno poteva sapere cosa avveniva nei profondi abissi marini e l’esistenza di un animale simile non era da scartare. Questo animale era dotato di denti duri come l’acciaio e questo avrebbe giustificato i danni seri fatti alle navi.

Alcune nazioni iniziarono ad organizzarsi per risolvere la questione e gli Stati Uniti decisero di preparare una spedizione con la quale dare la caccia al narvalo. La fregata incaricata era l’Abraham Lincoln e al suo comando fu posto il comandante Farragut. Tre ore prima che la nave partisse, il professor Aronnax ricevette un telegramma nel quale veniva invitato a partecipare alla spedizione.

Terzo Capitolo. “Come il signore desidera”

In questo capitolo, il professor Aronnax e il suo domestico Conseil si preparano alla partenza e si imbarcano sulla nave, pronta a salpare alla volta del cetaceo gigante.

Quarto Capitolo. “Ned Land”

Il comandante Farragut era convinto dell’esistenza del narvalo gigante e determinato a catturarlo. Anche l’equipaggio la pensava come lui, soprattutto perché era prevista una ricompensa in denaro per chiunque avesse avvistato l’animale in mare. A bordo era presente ogni tipo di arma per catturare il cetaceo, compreso anche un bravissimo fiociniere proveniente dal Canada, Ned Land.

Ned Land fece subito amicizia con il professore e insieme condivisero interessanti chiacchierate. Il fiociniere non credeva alla storia del narvalo gigante perché secondo lui non poteva esistere nessun animale in grado di provocare danni così ingenti ad una nave. Si rifiutava di credere ad una frottola del genere.

Quinto Capitolo. “A tutto vapore”

Finalmente la nave arrivò nel punto del Pacifico in cui si erano verificate le prime apparizioni del mostro. Passarono tre mesi, ma di quest’ultimo nessuna traccia. Lo scoraggiamento cominciò ad impadronirsi degli animi e il comportamento degli uomini a bordo era tale che Farragut ritenne opportuno di dover imitare Cristoforo Colombo, chiedendo ancora tre giorni di pazienza.

Nella notte dell’ultimo giorno, improvvisamente, Ned Land avvistò qualcosa: era il mostro che, parzialmente immerso, proiettava una luce intensa e inspiegabile che secondo il professore era di origine elettrica.

Per quanto l’equipaggio potesse impegnarsi e per quanto la nave aumentasse la sua velocità, non c’era modo di avvicinarsi al mostro per poterlo colpire. Ad un certo punto, però, il narvalo sembrava essersi messo a dormire e la nave era riuscita, lentamente, ad avvicinarsi ad una distanza abbastanza utile per un attacco. Ned Land lanciò un grosso rampone colpendo il mostro, la cui reazione fece sussultare la nave, facendo cadere il professore in mare.

Sesto Capitolo. “Una balena di specie sconosciuta”

Caduto in mare, il professore cercò di nuotare in direzione della nave con foga disperata, ma gli indumenti lo rendevano lento e a un certo punto, stremato, si lasciò cadere nell’abisso. Grazie all’aiuto di Conseil, però, riuscì ad emergere e a salvarsi.

I due continuarono a nuotare e, proprio quando la stanchezza stava per prendere il sopravvento, Conseil udì una voce lontana. Era la voce di Ned Land, il quale era stato sbalzato dalla nave ed era finito sul narvalo galleggiante. Ned spiegò ai due che il narvalo non poteva essere un animale in quanto era fatto di lastre d’acciaio: poteva essere solo un sottomarino gigante.

Finché il sottomarino avesse navigato in superficie i tre sarebbero stati al sicuro, ma se al timoniere fosse saltato il ticchio di immergersi, sarebbe stato un vero problema. Così, i tre decisero di attirare l’attenzione dell’equipaggio a bordo sferrando dei calci sulle lastre che rivestivano il battello e qualche minuto dopo comparvero otto robusti uomini con il viso coperto che li afferrarono trascinandoli all’interno del misterioso ordigno.

Settimo Capitolo. “Mobilis in mobile”

I tre furono rinchiusi in una cabina nella quale dopo qualche ora apparvero due uomini vigorosi.

Questi ultimi parlavano una lingua sconosciuta e incomprensibile e i tre prigionieri decisero di raccontargli le loro avventure in almeno tre lingue diverse, senza però essere compresi, almeno all’apparenza perché i due lasciarono la stanza senza proferire parola.

Dopo poco, la porta si riaprì ed entrò un cameriere che portava con sé cibo, biancheria e vestiti da marinaio.

Dopo aver mangiato, i tre prigionieri sprofondarono in un sonno profondo.

Ottavo Capitolo. “Le furie del canadese”

Dopo aver dormito più di ventiquattro ore, i tre si risvegliarono e notarono che la tavola era stata sparecchiata.

Iniziarono a fare ipotesi sulla sorte che gli sarebbe toccata e senza ombra di dubbio Ned Land si dimostrava il più bellicoso dei tre: secondo lui, non appena avessero potuto, i tre avrebbero dovuto tentare di fuggire oppure di impadronirsi del battello.

Il tempo passava e del cameriere nessuna traccia. La fame si faceva sentire e Ned Land diventava sempre più nervoso e bellicoso. Il silenzio che regnava sul sottomarino era a dir poco spaventoso. Improvvisamente la porta si aprì e comparve il cameriere. Prima che i compagni potessero fermarlo, Ned Land si era già avventato contro di lui, l’aveva buttato a terra e lo stringeva alla gola. E proprio in quel momento qualcuno sussurrò, in francese, di calmarsi.

Nono Capitolo. “Il signore delle acque”

Era il comandante che parlava. Confessò ai prigionieri di chiamarsi Nemo e di parlare tutte le lingue con le quali avevano tentato di comunicare con lui, ma di aver fatto finta di non capire perché avrebbe prima voluto conoscerli e riflettere.

Il comandante informò i prigionieri che non sarebbero stati più liberati perché erano venuti a conoscenza del suo segreto e non poteva rischiare di essere scoperto: sarebbero rimasti a bordo del sottomarino per il resto dei loro giorni. In cambio, però, avrebbero potuto continuare a soggiornare nel suo sottomarino da “liberi”.

Una volta chiariti questi punti, il comandante mostrò ai tre prigionieri le loro cabine e il luogo dove avrebbero potuto mangiare, poi si rivolse al professore e gli disse di seguirlo perché gli avrebbe mostrato il suo sottomarino Nautilus.

Decimo Capitolo. “Il Nautilus”

Il comandante mostrò al professore la grande biblioteca con i suoi dodicimila volumi, il museo nel quale aveva riunito i tesori della natura e dell’arte e la stanza nella quale avrebbe alloggiato. In fine, chiese al professore di seguirlo nella sua cabina.

Undicesimo Capitolo. “Tutto elettrico”

Arrivati nella sua cabina, il Capitano Nemo iniziò a mostrare al professore tutti gli apparecchi che servivano alla navigazione del Nautilus: alcuni erano ben noti al professore, mentre altri lo lasciavano perplesso, come ad esempio alcuni strani apparecchi meccanici.

Questi ultimi servivano a produrre elettricità, dal momento che il sottomarino era completamente elettrico. Il professore fu a dir poco sbalordito da tali affermazioni e chiese al capitano ulteriori spiegazioni: come faceva a recuperare gli elementi per produrre energia? Come li estraeva? E come faceva a recuperare l’aria dall’esterno? A tutte queste domande il Capitan Nemo rispose con pazienza, lasciando il professore del tutto incredulo della tecnologia utilizzata.

Dodicesimo Capitolo. “Alcune cifre”

I due si spostarono nella sala dove decisero di accomodarsi con un sigaro acceso. Il comandante mise sotto gli occhi del professore un disegno con tutti i dati riguardanti i piani del Nautilus. Quest’ultimo appariva come un cilindro allungato dalle punte coniche, lungo settanta metri e largo otto. Era dotato di due scafi, uno esterno e uno interno.

Il comandante spiegò al professore come riusciva a spingersi nelle profondità marine: aveva costruito dei serbatoi supplementari, capaci di imbarcare e rilasciare tonnellate d’acqua. In questo modo era in grado di raggiungere profondità considerevoli e risalire all’occorrenza.

Il comandante, poi, passò a raccontare come aveva portato a termine l’impresa in segreto. Ognuna delle componenti del sottomarino gli era stata spedita da una diversa parte del mondo e sotto diversi nomi. Aveva stabilito i suoi cantieri su un’isola deserta e si era fatto aiutare da pochi uomini fidati e preparati. In fine, ammise di essere ricco, così ricco da poter saldare il debito di bilancio della Francia.

Tredicesimo Capitolo. “L’acquario sottomarino”

I capitano Nemo si allontanò e il professore rimase solo, perso nei suoi pensieri nei quali si chiedeva chi fosse realmente quest’uomo misterioso e perché mai avesse compiuto un’impresa simile.

Mentre era assorto in queste riflessioni, Ned Land e Conseil apparvero nella stanza. Improvvisamente, udirono il rumore di qualcosa che scivolava: erano due pannelli di ferro che si aprivano facendo entrare la luce del mare e mostrando loro la meraviglia delle profondità marine.

Rimasero così stupefatti da quel panorama che nessuno osò proferire parola.

Quattordicesimo Capitolo. “Un biglietto d’invito”

I giorni a seguire trascorsero senza che il capitano Nemo onorasse i suoi ospiti di una visita.

Al sesto giorno, rientrando in cabina, il professore trovò sulla tavola un biglietto nel quale il capitano Nemo invitava lui e i suoi compagni a partecipare ad una battuta di caccia che si sarebbe svolta il giorno a seguire nei boschi dell’isola di Crespo.

Ned Land fu contento della notizia perché scendendo a terra si sarebbe potuta presentare una buona occasione per scappare o aggredire il capitano, ma purtroppo si sbagliava. La battuta di caccia, infatti, si sarebbe svolta non a terra, ma nei boschi sottomarini, sfruttando la tecnologia messa appunto dallo stesso capitano Nemo.

Quindicesimo Capitolo. “Passeggiata sul fondo”

Per andare a caccia, furono costretti ad indossare un pesante scafandro che li avrebbe protetti dalla pressione dell’acqua. Iniziarono ad avanzare fino a percorrere una distanza non indifferente che faceva credere che la distesa subacquea non avesse mai fine.

Il professore rimase estasiato dal fatto che al contatto della luce scomposta dalle rifrazioni, i fiori, le rocce, le piante, i polipi e le conchiglie assumessero nel contorno tutte le sfumature dei sette colori dell’iride.

Superata la profondità di cento metri, il capitano si fermò, indicando alcune masse oscure che si profilavano nell’ombra: ecco la foresta di Crespo.

Quindicesimo Capitolo. “La foresta sottomarina”

La foresta era bellissima: si componeva di grandi piante arborescenti e il suolo era cosparso di sassi taglienti che era difficile evitare.

Dopo circa quattro ore di cammino, l’escursione ebbe termine quando un muro di rocce enormi, senza alcun passaggio praticabile, si drizzò davanti a loro. Il comandante si rimise alla testa del piccolo gruppo prendendo una strada diversa che li avvicinavi più rapidamente alla superficie. Sulla via del ritorno riuscirono a catturare una lontra di mare e un albatro.

Sedicesimo Capitolo. “Il regno del corallo”

Il 18 gennaio, come quasi tutte le mattine, il professore salì sulla piattaforma e aspettò che fosse pronunciata la solita frase nella lingua sconosciuta, ma quel giorno essa fu sostituita da un’altra non meno comprensibile.

Il capitano Nemo apparve sulla piattaforma, e stando alla reazione emotiva del suo secondo c’era qualcosa all’orizzonte che destava in loro molta paura. Il professore tentò di scoprire qualcosa in più rispetto alla faccenda, ma il comandante gli fece capire che sarebbe dovuto tornare insieme ai suoi compagni nella cella dove erano stati chiusi la prima volta.

Il giorno seguente i tre si risvegliarono nelle loro cabine e il capitano chiese al professore se avesse potuto fare qualcosa per un marinaio in fin di vita. Purtroppo, però, la ferita alla testa di quest’ultimo era troppo profonda e Aronnax comunicò al capitano che non c’era nulla da fare.

Il giorno seguente il capitano chiese al professore se lui e i suoi compagni avessero di nuovo voluto fare un’escursione in mare. Aronnax accettò. Durante l’escursione ebbero modo di ammirare il regno dei coralli, dove la luce produceva effetti meravigliosi. Durante la stessa escursione, arrivati ad una profondità di trecento metri, si apprestarono a sotterrare il corpo del marinaio deceduto in una sorta di cimitero subacqueo.

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Parte seconda

1. Primo Capitolo. “Il viaggio continua”

Il comandante rimaneva per il professore un uomo misterioso ed enigmatico. Secondo Conseil, uno dei tratti più peculiari del suo carattere, la sua diffidenza arrabbiata, era causata dal fatto di essere un genio incompreso. Gli uomini l’avevano sottovalutato e lui li disprezzava.

Il professore, invece, era fermamente convinto che il sottomarino gli servisse non solo per soddisfare il suo bisogno di stare alla larga dagli uomini, ma anche per portare a termine una terribile vendetta.

2. Secondo Capitolo. “Una nuova proposta del capitano Nemo”

A mezzogiorno del 28 gennaio, il professore scorse all’orizzonte una catena montuosa alta circa settecento metri. Si trattava dell’isola di Ceylon.

Il comandante Nemo informò il professore che si trattava di un’isola famosa per i suoi banchi perliferi. Gli chiese se avesse avuto piacere a visitarli e il professore rispose affermativamente. Il comandante, aggiunse, però, che le acque in quel tratto non erano totalmente sicure, anzi che avrebbero dovuto fare attenzione agli squali.

Quest’ultimo dettaglio non piacque al professore: era evidente che questa volta non si trattava di cacciare le lontre nelle foreste sottomarine, come avevano fatto nei boschi dell’isola di Crespo, bensì di qualcosa di molto più pericoloso.

3. Terzo Capitolo. “Una perla da dieci milioni”

Il giorno seguente il professore fu svegliato alle quattro del mattino dal cameriere. Gli altri erano già pronti per la partenza e non sembrano spaventati dall’idea di incontrare un pescecane.

Il capitano aveva fatto armare un canotto che li avrebbe condotti nel punto preciso dell’immersione. Una volta indossato lo scafandro e immersosi in acqua, i timori che avevano occupato la mente di Aronnax sparirono: il singolare paesaggio assorbiva interamente la sua attenzione.

Il banco di ostriche fu raggiunto verso le sette e il professore rimase esterrefatto da quella miniera inesauribile e pensò che la forza creatrice della natura è superiore alla smania distruttrice dell’uomo.

Ad un certo punto, il capitano condusse i tre all’interno di una grotta e non appena arrivati in una sorta di pozzo circolare, egli indicò loro un oggetto del quale non si erano nemmeno accorti: un’ostrica di dimensioni straordinarie, la cui ampiezza superava i due metri. La perla al suo interno era grande quanto una noce di cocco. Il suo valore era vicino i dieci milioni di franchi.

Terminata la visita, i tre uscirono dalla grotta e continuarono a vagare tra i banchi di ostriche. Dopo una decina di minuti, il capitano si fermò di scatto segnalando agli altri la presenza di un uomo, un pescatore di ostriche.

I tre si nascosero dietro un largo anfratto e subito si resero conto dell’arrivo di un pescecane che si dirigeva sicuro verso il povero pescatore. Il capitano e Ned Land allora fecero di tutto per salvarlo e alla fine ci riuscirono.

Il professore era rimasto molto colpito dall’umanità mostrata dal comandante nei confronti di quel pover’uomo e quando chiese spiegazioni egli gli rispose che quell’uomo era un abitante dei paesi oppressi, proprio come lui stesso.

Quarto Capitolo. “L’arcipelago greco”

Il 12 febbraio il professore si rese conto che il sottomarino stava navigando nel Mediterraneo. Ned Land espresse subito il suo desiderio di lasciare il Nautilus e il professore non poté non ammettere a se stesso che discutere quell’argomento lo imbarazzava.

Egli non voleva ostacolare il desiderio di libertà dei suoi compagni, ma al tempo stesso non aveva nessuna voglia di lasciare il capitano Nemo. Grazie a lui e grazie a quella esperienza aveva avuto modo di approfondire i suoi studi sottomarini e di riscrivere il suo libro sul fondo degli abissi.

Il professore fece capire a Ned Land che comprendeva la sua posizione, ma era necessario che l’occasione di fuga fosse realmente favorevole, poiché, in caso contrario, non avrebbero avuto una seconda occasione per tentare.

Ned Land ribadì la sua volontà di lasciare l’imbarcazione qualora si fossero trovati, di notte, a poca distanza dalla costa europea. Oppure, nel caso in cui fossero stati troppo lontani o avessero navigato in immersione, si sarebbero potuti impossessare del canotto, dal momento che avrebbe saputo come manovrarlo.

I due allora chiusero la discussione affermando che nel momento in cui Ned Land si sarebbe sentito pronto, i suoi compagni l’avrebbero seguito, anche se a malincuore.

In quella giornata, il professore assistette ad una scena che lo lasciò non poco perplesso: prima scorse attraverso gli oblò un uomo, un pescatore che sembrava conoscere il capitano e poi vide quest’ultimo aprire una cassaforte piena di lingotti d’oro che furono portati in superficie e consegnati, molto probabilmente, a quel pescatore.

Quinto Capitolo. “Il Mediterraneo in quarantotto ore”

Mentre il sottomarino attraversava il Mediterraneo, del capitano Nemo non si vide l’ombra. La velocità fu di venticinque miglia all’ora, e non c’è bisogno di dire che Ned Land, con sommo dispiacere, dovette rinunciare ai suoi progetti di fuga: il canotto era inutilizzabile a quella velocità. Il professore e Conseil passarono il tempo ad osservare gli abissi del Mediterraneo.

Sesto Capitolo. “La baia di Vigo”

Sbucato dallo stretto di Gibilterra, il sottomarino emerse in superficie. Il canadese aveva l’aria molto preoccupata. La velocità con cui avevano attraversato il Mediterraneo non gli aveva permesso di mettere in atto i suoi progetti e per questo motivo non riusciva a dissimulare il suo disappunto.

Ad ogni modo, Ned era ancora determinato a scappare, e in un momento tranquillo comunicò ad Aronnax il suo piano da mettere in atto quella stessa sera. Quella sera si sarebbero avvicinati alla costa spagnola, la luna non c’era e il vento soffiava dal largo. Il professore provò a dissuaderlo facendogli notare che il mare era troppo agitato, ma Ned Land gli rispose che bisognava rischiare.

Il tentativo di fuga fallì perché proprio quando il professore aspettava il via libera da Ned Land, il capitano Nemo era improvvisamente riapparso.

Settimo Capitolo. “Un continente scomparso”

Le speranze di tentare nuovamente la fuga il giorno dopo svanirono non appena Ned Land si rese conto che il sottomarino si allontanava dalla terra ferma.

Capitano Nemo propose al professore di seguirlo in una nuova escursione allo scoperta dei fondali sottomarini di notte, con l’oscurità più fitta. Dopo una lunga camminata, i due arrivarono in un posto che aveva tutto l’aspetto di essere un continente sommerso: Atlantide. La sua esistenza era stata negata da molti studiosi, e invece eccolo là, sotto gli occhi increduli del professore.

I due rientrarono a bordo quando i primi chiarori dell’alba illuminarono la superficie dell’oceano.

Ottavo Capitolo. “La banchisa”

Il Nautilus continuò la sua navigazione verso sud, era ormai stabilito che avrebbero raggiunto il Polo Sud. Anche quando sembrava di essere arrivati alla banchisa, oltre alla quale era impossibile procedere, il capitano Nemo non si dava per vinto e assicurava ai suoi ospiti che sarebbero riusciti a proseguire, fino ad arrivare al punto più estremo a Sud, dove tutti i meridiani si incontrano.

Nono Capitolo. “Il Polo Sud”

Arrivati al Polo Sud, il professore, Conseil e il capitano Nemo decisero di sbarcare su un isolotto e perlustrarlo. Arrivati al punto più a sud del Polo, il capitano decise di issare una bandiera nera che portava una “N” d’oro. Alle sei del mattino del giorno successivo, iniziarono i preparativi per la partenza. Inaspettatamente, sulla via del ritorno, il Nautilus finì in un vicolo cieco.

Decimo Capitolo. “Manca l’aria”

Il sottomarino era circondato da un impenetrabile muro di ghiaccio. Rischiando seriamente di morire soffocati, i membri dell’equipaggio si diedero da fare per rompere le lastre di ghiaccio che ostacolavano il passaggio del Nautilus. Il capitano Nemo e tutti gli altri riuscirono a salvarsi solo per poco: l’ossigeno era quasi del tutto finito.

Undicesimo Capitolo. “I polpi”

Superato il vicolo cieco fatto di ghiaccio, il Nautilus riprese a navigare. Ned Land ribadì all’ora l’idea di scappare alla prima occasione utile. I tre erano ormai prigionieri da sei mesi a bordo del Nautilus e su di esso avevano percorso diciassettemila leghe.

Durante la navigazione, i tre avvistarono una bestia spaventosa: un polpo di dimensioni colossali che si spostava verso il Nautilus a velocità prodigiosa. Ma non era solo: anche altri polpi apparivano al vetro di tribordo. A un tratto il Nautilus si fermò: uno di quei polpi era imprigionato tra le pale.

Così l’equipaggio si preparò per uscire a sbarazzarsene e seguì uno scontro violento al termine del quale i polpi, mutilati e colpiti a morte, abbandonarono il sottomarino e scomparvero sotto le onde. Il capitano Nemo, guardava il mare che aveva inghiottito un suo compagno e le lacrime gli scendevano dagli occhi.

Dodicesimo capitolo. “Il colloquio con il capitano Nemo”

Sembrava che a bordo non vi fosse più alcuna sorveglianza. Il professore cominciò a pensare che, in quelle condizioni, un’evasione sarebbe potuta riuscire. Ma una circostanza seccante continuava a ostacolare i progetti di evasione: il tempo era molto cattivo.

Ned Land, esasperato, propose agli altri due di parlare chiaro al capitano per capire se intendesse tenerli prigionieri a vita. Il professore, allora, si decise a parlargli, ma tutto quello che ottenne dal capitano fu una risposta decisamente poco incoraggiante “chi si imbarca sul Nautilus non può più abbandonarlo”.

Aronnax riferì la conversazione ai suoi compagni e da quel giorno i suoi rapporti con il comandante si fecero tesi.

Tredicesimo capitolo. “Una strage”

Mentre il Nautilus si apprestava a risalire verso la superficie, si sentì una detonazione: era un colpo di cannone sparato da una nave da guerra. Il professore, Conseil e Ned Land pensarono che questa poteva essere un’occasione per fuggire, ma il capitano Nemo gli ordinò di scendere. Il Nautilus speronò la nave nemica con tutta la forza che aveva e quest’ultima sprofondò in mare.

Quattordicesimo capitolo. “Le ultime parole del capitano Nemo”

Dopo la distruzione alla quale avevano assistito, il professore, Ned e Conseil erano più che mai convinti a voler lasciare il sottomarino il prima possibile. Un mattino, il professore fu svegliato da Ned che gli diceva: fuggiamo! Delle terre erano state avvistate a venti miglia a est. Il mare non prometteva niente di buono, ma i tre erano più che mai convinti a lasciare il sottomarino.

Si diedero appuntamento per il giorno seguente nei pressi del canotto, ma proprio mentre stavano per partire, un maelström lì colpì e furono risucchiati. Il viaggio sotto i mari si concluse così.

Quindicesimo capitolo. Conclusione

Il professore non seppe raccontare quello che accadde quella notte, fatto sta che i tre si risvegliarono il mattino dopo nella capanna di un pescatore delle isole Loffoden. Dopo aver percorso ventimila leghe in quei mari, sotto i quali aveva conosciuto il Pacifico, l’Oceano Indiano, il Mar Rosso, il Mediterraneo, l’Atlantico, i mari australi e boreali, il viaggio era giunto a destinazione.


Per concludere…

Cari amici, siamo giunti alla fine di questo lungo riassunto di uno dei capolavori di Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari. Per commenti, domande e richieste inviateci un messaggio tramite la pagina contatti. Nel frattempo, alla prossima!


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