Cos’è la Token Economy e Come Usarla in Modo Efficace

Token economy bambini

Se non siete psicologi o insegnanti, molto probabilmente non avete mai sentito parlare di token economy. Io ho avuto modo di conoscerla e apprezzarla mentre mi preparavo per il Concorso Ordinario della Scuola Secondaria e in questo articolo cercherò di spiegarvi cos’è, come può essere usata (sia a casa che a scuola) e quali sono gli aspetti ai quali fare attenzione. Buona lettura!


Il significato di Token Economy

La token economy o “economia a gettoni” è una tecnica psicologica basata sul rinforzo, nata nell’ambito della psicologia comportamentale.

In particolare, si basa sulla teoria del condizionamento operante elaborata da Skinner secondo cui il rinforzo positivo e negativo influenzano l’apprendimento e quindi anche il comportamento.

Viene solitamente utilizzata per monitorare il comportamento di bambini e ragazzi, in particolare quelli con bisogni speciali (bes). Questi ultimi, infatti, potrebbero avere difficoltà a controllare le loro emozioni, seguire le regole e comprendere il senso della gratificazione posticipata.

Stando a quanto affermato da diversi studi scientifici che potete consultare qui, è bene chiarire che questa tecnica si è dimostrata realmente efficace nel controllare ed arginare i comportamenti che causano disturbo.

Ma in cosa consiste nello specifico?

Quando i bambini mettono in atto un comportamento corretto, guadagnano uno o più tokens (gettoni) e al raggiungimento di un certo numero di tokens, hanno la possibilità di ricevere un premio. Nel caso in cui il bambino mettesse invece in atto un comportamento scorretto, non guadagnerebbe alcun token ed in alcuni casi potrebbe perdere parte di quelli già ottenuti.

Ed ecco come funziona:

La Token Economy può essere utilizzata sia a casa che a scuola, con un solo bambino oppure con un’intera classe.

1) La prima cosa da fare

Prima di tutto, bisogna definire quali sono i comportamenti che verranno premiati.

É molto importante tenere conto del punto di partenza dei bambini per far sì che l’obiettivo proposto sia effettivamente raggiungibile.

Qualora non fosse raggiungibile si rischierebbe di scatenare l’effetto contrario, ovvero demotivare i partecipanti.

Ovviamente, questi ultimi dovranno essere consapevoli sin da subito di quali siano i comportamenti che saranno premiati.

In generale, è meglio iniziare con un massimo di 3 obiettivi che possano essere realizzati in tempi brevi, per poi gradualmente aggiungerne altri.

2) La seconda cosa da fare

Una volta definiti i comportamenti target, bisognerà occuparsi dei tokens.

Ogni comportamento corretto corrisponderà a un numero diverso di gettoni, a seconda della sua importanza.

Un’ottima idea potrebbe essere quella di creare una tabella esplicativa nella quale scriverete i comportamenti desiderabili e il numero di tokens corrispondenti.

Per far sì che la tecnica si riveli efficace, ricordate sempre che i tokens vanno distribuiti subito dopo la messa in atto del comportamento desiderabile e accompagnati anche da un incoraggiamento verbale, un sorriso o un abbraccio.

Per la realizzazione dei tokens potete sbizzarrirvi con la fantasia e usare stelline, faccine sorridenti, cuoricini, ecc.

3) La terza cosa da fare

A questo punto bisognerà stabilire quali saranno i premi, detti anche “rinforzi”.

Tenete conto del fatto che il numero di gettoni con i quali si può ottenere un premio non deve essere sproporzionato, altrimenti, come abbiamo già visto sopra, si rischia di demotivare i partecipanti.

Idealmente, almeno all’inizio, sarebbe bene far sì che i bambini riescano ad ottenere almeno un premio al giorno.

Anche nel caso dei premi, è consigliabile creare una tabella esplicativa, magari accompagnata da immagini, dove i premi sono organizzati in ordine di importanza.

Un altro elemento chiave che vi aiuterà a mantenere alta la motivazione dei partecipanti è variare la tipologia di premio oppure dare la possibilità di scegliere tra diversi premi.

In fine, come viene puntualizzato sul sito Dire Fare Insegnare, quando il premio consiste in un’attività, è importante che sia stabilita anche la durata; in caso contrario, i partecipanti potrebbero prolungarla eccessivamente e questo creerebbe motivo di contrasto, rendendo inutile il lavoro svolto fino a quel momento dall’educatore.

4) La quarta e ultima cosa da fare

In fine, va ricordato che, se all’inizio è fondamentale che i partecipanti ricevano i rinforzi in modo frequente, con il passare del tempo è bene dilatare gradualmente il lasso di tempo esistente tra l’ottenimento dei tokens e dei premi. D’altronde uno degli obiettivi della token economy è proprio quello di lavorare sull’accettazione della ricompensa posticipata.

Qual è il risultato finale?

La token economy si conclude quando i comportamenti che avevamo stabilito all’inizio come “desiderabili” sono ormai stati acquisiti e interiorizzati dai partecipanti, diventando “autorinforzanti” (come viene affermato in questo articolo). Una token economy che si rispetti deve riuscire a far sì che, ad un certo punto, i partecipanti non necessitino più l’ottenimento di tokens e rinforzi per mettere in atto i comportamenti corretti.

Attenzione a questo aspetto, però

Un programma di token economy potrebbe prevedere anche il cosiddetto “rinforzo negativo” che avviene quando, nel caso della messa in atto un comportamento scorretto, un certo numero di tokens viene rimosso. Il rinforzo negativo, però, non deve mai essere troppo penalizzante perché altrimenti potrebbe minare la motivazione, rendendo l’intero programma inutile.


Per concludere…

Cari amici, siamo giunti al termine di questo articolo sulla tecnica psicologica della token economy che, come avete visto, può essere un valido aiuto non solo a scuola, ma anche a casa. Per commenti o suggerimenti scriveteci tramite la nostra pagina contatti. Nel frattempo, alla prossima!

P.S. Date un’occhiata anche al cartellone delle regole che potete scaricare gratuitamente, oppure ai giochi per insegnare le regole ai bambini.


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